Biografia



Mario Ermini Burghiner è un Macugnaghese, walser da parte di madre e fiorentino da parte di padre, classe 59. Un vero "bastardo", etimologicamente parlando.... Fieramente bastardo, perchè le due anime (walser e fiorentina) sono fortemente radicate in lui.

Poliedrico, nel vero senso della parola, Architetto, Albergatore, cuoco... Nato e cresciuto nell'albergo familiare a Macugnaga, esperto conoscitore di programmazione turistica, urbanista, rilevatore niveometrico ed esperto in rilevazione valanghe (abilitato dal CAI), Giudice di Gara della F.I.S.I. da oltre 25 anni, ex giocatore dilettante di Hockey su ghiaccio, ha alternato una vita professionale ricca di soddisfazioni sia da libero professionista (sua è la Congresshause di Macugnaga) che da dirigente d'Impresa edile che da funzionario pubblico.

A volte spigoloso, mai incline ai compromessi, canta la vita che ha vissuto.

Inizia a comporre canzoni nel 1978, e si iscrive alla SIAE nel 1981.

In duo con Marco Barbieri, suona nei migliori locali milanesi, ma anche per strada, ovunque fosse possibile fare musica. E' con lui che prende forma la vena artistica cantautorale e la scelta di giocare sulle sonorità vocali e acustiche. Con lui vengono scritte alcune delle canzoni più belle del repertorio.

Partecipano a più puntate di una trasmissione televisiva su Antenna 3 Lombardia con Teo Teocoli, al concorso "Chesterfield sound musik", alle selezioni per Castrocaro, e insieme fanno da supporter per Davide Van de Sfroos nel concerto di Villadossola.

Rimasto solingo musicalmente, e grazie al suo coinvolgimento da parte di “Naso” ricomincia a proporre le sue ballate da solo, durante le serate di "Parole in Bottiglia", manifestazione spontanea della musica indipendente ad Arona (Italy).

Dall’apprezzamento del pubblico nasce la voglia di mettere su una band, i Mazaröcc. Con loro partecipa al concorso musicale “Note Radici” indetto dalla Provincia di Varese, arrivando alla finale.

All’inizio era una band numerosa, oggi è formata dalla figlia Alice (violino e ritmiche), Marco Ciapparelli (tastiera), Marco Zonca (basso), Alessandro Lorenzini (chitarra solista), Federico Zulian (batteria).

Il suo percorso artistico è interiore, incentrato sull’importanza della memoria. Le sue canzoni, le ballate, raccontano del passato, perché la memoria e le tradizioni insegnano, sono fondamentali per affrontare il futuro.

Usa anche il dialetto della valle anzasca, ossolano.

Le sue canzoni sono sempre e comunque legate a luoghi fisici, ai nostri luoghi, alla nostra gente. Meglio dire imprescindibilmente “collegate” a luoghi fisici.

Perché, come in architettura non è (per lui) mai stato possibile progettare senza cercare di “incorporarsi” con il “genius loci”, non è possibile scrivere canzoni senza collocarle anche solo mentalmente in un luogo preciso.

La sua musica è quindi strettamente connessa all’architettura, intesa nel senso più ampio della parola, intesa come architettura del paesaggio, nel suo insieme.

Le ritmiche spaziano dalla bossanova al tango, alle ballate più classiche, influenzate dal country-rock e dai cantautori italiani che maggiormente lo hanno accompagnato nel percorrere la vita, perché la musica è stata ed è per lui irrinunciabile. Sia la musica nel senso classico che la musica che crea la natura: tutto è musica, per lui, anche il silenzio.

Gli piace poter dire che condivide questa passione con sua figlia Alice, che suona sia il violino che il pianoforte. Lei ama il rock, soprattutto quello di una volta (Lynyrd Skynyrd, Creedence, Janis Joplin), ma anche i gruppi giovanili del momento, che alterna con la musica classica e quella lirica. Non sa quanto potrà seguirlo ancora, è in un’età difficile. Per ora, gioisce del suonare insieme.

Ed insieme ai Mazaröcc, che, lui dice, "sopportano pazientemente le mie lacune ed il mio carattere".

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