La Storia delle Canzoni

Mazaröcc

Mazaröcc
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Era il 14 novembre 2006 (questa la data del mio moleskine).

Nonostante fosse un periodo burrascoso professionalmente, avevo una gran voglia di vivere, e di lottare.

Ripensai a quando mia nonna parlava di una persona (che non cito, ovviamente, anche perché non più in vita) che definiva un “mazaröcc”.

Era un personaggio, nella valle Anzasca.

Ripensai al significato della parola, che cambiava a seconda del significato positivo o negativo.

Ero stato a Torino, per una riunione difficile con il revisore dei Conti Regionale, ed ero veramente arrabbiato.

Ero stato ingiustamente accusato insieme ad una collega, da parte di un assessore comunale che non definisco per evitare querele, di aver causato un danno all’erario.

L’incontro era stato estremamente positivo per noi, ma ciò non toglieva la rabbia per quanto accaduto.

I pensieri mulinavano per la testa, e come al solito, per calmarmi, mi misi a suonare.

La prima frase mi uscì di botto, ed è certamente la rappresentazione di ciò che sono.

Rimasi un po' sul giro armonico, quasi bloccato...o meglio: non volevo una canzone autobiografica, e quindi ripensai agli amici ed alle amiche che hanno lasciato un ricordo dentro me.

Però fu naturale raccontarmi, e così nacque la seconda strofa ed il primo ritornello.

Poi fu un fiume....

Credo sia la canzone che ho scritto più velocemente di tutte!

A sbloccarmi fu una frase che mi ripeteva il mio Assessore/Amico Giuseppe Bottini, davanti ad un buon bicchiere di vino bianco, che normalmente ci beviamo insieme: “ciapa la zia par la barba!”

Il tutto si snoda lì.

A raccontare di chi vive in modo scanzonato, “naif”, ma con regole sue, che sono il rispetto della parola data, degli anziani, dei bambini.

Una frase dopo l’altra...

E alla fine.....l’inno della canzone!!!!

Nel moleskine c’è una nota finale, che riporto, perché molto bella, ma che non fa parte della canzone, eccola;

“Vegn scià cun mi custa sera soto la luna a balà suta stu ciél pien da stell podum ancura sugnà”.

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