La Storia delle Canzoni

Nuvole

Nuvole
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Ho sempre patito il distacco da Macugnaga.

Sin da quando a 9 anni finivo in collegio, (prima ad Arona e poi a Varese), l’allontanamento dal luogo natio è stato fonte di dolore, tristezza, nostalgia.

Eppure la vita va avanti, e alla fine accetti ciò che il destino ti ha imposto.

Nel 1982 vivevo a Milano, in via Fornari.

Quello dell’università è stato un periodo bellissimo (gli anni ’80 lo sono stati, almeno per me) la musica regnava sovrana, ed il divertimento pure.

L’università era fantastica, e gli esami erano affrontati con la serenità dei 20 anni…

Eppure… ero lontano da casa, dai miei luoghi, dai miei ricordi.

Così, una sera, ero affacciato alla finestra del soggiorno, imbambolato a guardare le luci della città, delle auto che scorrevano nel traffico della strada, mi sono ritrovato a pensare a Macugnaga, a quanto mi piaceva sciare, stare in albergo, ed a quanto ero stato costretto a lasciare.

La passione per la bossanova era nata istintiva dentro di me, ascoltando un disco (vinile, 33 giri..) di Joao Gilberto, Astrud Gilberto e Stan Getz, e il tentativo (maldestro) di copiare quegli accordi era una costante del mio strimpellare serale, che provocava l’ira dei miei vicini di casa, in particolare quelli dell’appartamento di sopra….

Ma quella nota funzionava, ed anche il calo eseguito sul Mi basso! Era una discesa sul manico, come fare la Moro-Bill!!!

Funzionava!

Le parole vennero in un attimo.

In 10/15 minuti la canzone era finita!

Chiamai Marco (Barbieri) e gli chiesi a che ora arrivava, perché tutte le sere noi DOVEVAMO vederci, non potevamo stare senza (e quanti hanno pensato che fossimo amanti gay!!!)

Gli piaque subito, ed immediatamente aggiunse un giro ritmico al mio “arpeggio”, interzando con la voce come solo lui sapeva fare, in un impasto che era una magia che nasceva tra di noi.

La proponemmo ovunque, in Poligram. alla Durium, tentammo alla Carosello.

Niente, dicevano che la bossanova in Italia non avrebbe mai avuto fortuna.

Pochi mesi dopo uscì l’album di Concato, in cui questi ritmi e queste sonorità regnavano sovrane.

Peccato.

La suonammo migliaia di volte, nei locali, nei Pub, ai concerti, e sempre riceveva un grande consenso di pubblico e di critica.

Tanti che mi dicevano che si riconoscevano nella nostalgia di questa piccola bossanova.

Le nostre valli sono piene di persone costrette ad andare lontano per cercare lavoro.

Ovviamente negli anni ho modificato solo una piccola parte del testo, quella relativa alla preparazione degli esami, ed ho adattato la canzone alla nostalgia di coloro che sono costretti a vivere lontano di propri luoghi.

Come me, che nei cantieri a Milano e nell’hinterland milanese cercavo ogni scusa per salire su, all’ultimo piano costruito, per cercare di vedere il “mio” Monte Rosa, e sognare di essere là, nell’impossibile fantasia di poter tornare indietro nel tempo.

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